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La figlia del boss Amato si pente e smantella il clan di Santa Maria CV: `Agguati ed estorsioni, ecco i retroscena`

25 / 03 / 2013

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Redazione

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 “Intendo rispondere e confermo la volontà di collaborare con la giustizia”. Con questa dichiarazioni resa al pubblico ministero Cozzolino il 26 aprile 2011 Rosa Amato, 38 anni inizia a rilasciare dichiarazioni fiume sul clan Amato di Santa Maria Capua Vetere. Ma Rosa Amato non è una semplice affiliata, bensì la figlia del capoclan Salvatore. Ed allora si capisce bene perché le sue dichiarazioni abbiano un peso specifico importantissimo nell’indagine che questa mattina ha portato all’emissioni di 41 ordini d’arresto. Interessante soprattutto il ruolo di Massimo Giannetti all’interno de gruppo. “Massimo Giannetti – afferma Rosa Amato - è cugino di Salvatore Amato, titolare del mobilificio “Giannetti” attualmente sito in Sant’angelo in Formis. Giannetti dopo aver avuto una lite con Vincenzo Consolatio e Fabio Del Gaudio, fratello di Manola, Sonia, Ferdinando e Masino, si era rivolto al cugino Salvatore Amato per organizzare una reazione anche sfruttando la antica rivalità e guerra tra le famiglie Amato e Paolella-Del Gaudio. Sono a conoscenza anche di una richiesta di intervento avanzata da GIannetti ad Amato contro i titolari di un negozio di infissi in Santa Maria Capua Vetere sito dopo l’arco di Capua conclusosi con degli spari contro le serrande del locale eseguiti da Francesco Perna detto O’Capocchione e Giovanni Paolella  nell’anno 2008”.
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